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IN ME NON C'E' CHE FUTURO, ADRIANO OLIVETTI

NUOVO SPETTACOLO DEL TEATROCHE



Lo spettacolo è nato da un incontro di Giuseppe Silmo, già vicepresidente delle Spille d’Oro Olivetti e del sindaco Luigi Ricca di Bollengo (Ivrea) con il regista Giovanni Furlani.

SINOSSI TEATRALE

“Un uomo, da solo, in un buio pomeriggio di febbraio, sale su un treno … si siede in prima classe, riservato, discreto, sfoglia una grande quantità di giornali e riviste che ha portato con sé … davanti a sé il proprio destino, destino che lo ha portato a salire su tanti treni, su tanti aerei, su tante navi … il destino di chi non può fare a meno di andare verso gli altri, verso i propri sogni, le proprie idee, con determinazione e caparbietà, il destino di chi sente dentro di sé l’inderogabile bisogno di andare verso il futuro … “

Questo spettacolo di teatro civile vuole raccontare di un uomo, un imprenditore che, prima, molto prima di Steve Jobs e del suo discorso agli studenti “Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Siate affamati, siate folli, perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero” diceva “Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande. “. Questo uomo è Adriano Olivetti, figlio del fondatore della Ing C. Olivetti & C, la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere, che raccolse gli insegnamenti del padre per trasformare la Olivetti in una grande aziendale internazionale, con oltre 70 mila dipendenti in tutto al mondo ma, mettendo sempre al centro, l’uomo …

Non un racconto retorico ma la voglia di trasmettere, di riprendere concetti, filosofie che, sempre più spesso, nel mondo imprenditoriale vengono recepite, analizzate e, in alcuni casi, applicate … una narrazione moderna, giovane, con suoni, eseguiti live, originali e una multimedialità continua, che si integra nel racconto, che fa da scenografia, che completa quanto raccontato.

Il racconto di quel capitalismo dal volto umano, riconosciuto patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

NOTE DI REGIA

Quando, quasi 3 anni fa, cominciai a pensare ad uno spettacolo su Adriano Olivetti, grazie anche ad alcune frequentazioni teatrali nelle terre Olivettiane, l’UNESCO non aveva ancora riconosciuto Ivrea ed il capitalismo umano di Olivetti patrimonio dell’Umanità ma, da tempo, nel mondo imprenditoriale, mentre si usciva piano piano dalla crisi, si parlava, e si parla tuttora, di Responsabilità Sociale d’Impresa con forza, con interesse e di, conseguenza, di Olivetti e del suo grande sogno, di quanto fu anticipatore di tutto questo ma, nello stesso tempo, di essere stato un grande imprenditore. Quello che forse, però, tanti non conoscono è di quanto fosse attento alla bellezza dei prodotti, dell’ambiente di lavoro, di creare comunità, in cui l’uomo fosse al centro, sempre nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità. Con questo spettacolo vogliamo cercare di dare una rappresentazione di Adriano Olivetti a 360 gradi ma non solo, di stimolare la voglia di approfondire, di conoscere il suo modo di essere imprenditore e che sia di sprone per tutti noi, sia che siamo semplici lavoratori, imprenditori, professionisti. Come i precedenti lavori della compagnia TeatroChe, anche questo è un lavoro corale, di gruppo ed ognuno, in base alle indicazioni di massima iniziali, ha lavorato per realizzare immagini, video originali ed accattivanti, suoni moderni ed una narrazione che possa coinvolgere il pubblico presente.

In scena: 

Mauro Bertozzi - Attore, co- regista;

Gianni Furlani: co- regista e ideatore dello spettacolo, Referente PR

Musiche originali eseguite dal vivo di Tiziano Belletti, Riccardo Sgavetti ed Emanuele Reverberi

Multimedialità e video a cura di Gualtiero Venturelli e Giuditta Mora

Durata: un' ora e 15 min.

Organizzazione  : Cinqueminuti


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DSC04368jpgSiate affamati, siate folli!”
nel 2005 un uomo, di fronte ad una platea gremita di studenti, un imprenditore dotato di genio creativo e visionario, non esita ad incoraggiarli … incitarli … “Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Siate affamati, siate folli, perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero” ...

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tanti anni prima ...

“Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande. “

Sabato 11 maggio al Circolo Arci Kaleidos di Poviglio In me non c'è che futuro. Adriano Olivetti



 
Intervista post spettacolo, al l'ideatore e Co-regista Gianni Fulani presso il centro Kaleidos
Lunghi applausi a fine spettacolo al Kaleidos 11.5.2019
 

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Sala gremita al Kaleidos per il debutto!

 

Debutto all'Auditorio Tagliavini - 

Foto di A. Rizzo E F. Benassi, 

Centro Kaleidos 11.5.2019


 

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Foto di A. Rizzi e F. Reverberi, 117572019 - Auditorium Tagliavini - Poviglio